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Software e siti01/11/20269 min di letturaRedazione Liberatori

Migrazione e-commerce: cambiare piattaforma senza perdere ordini e SEO

Cambiare piattaforma è il momento in cui un negozio online perde ordini e posizioni senza accorgersene. Ecco la procedura per non farlo, in ordine.

Migrazione e-commerce: cambiare piattaforma senza perdere ordini e SEO

Migrazione e-commerce: cosa si sposta e cosa rischia di rompersi

Una migrazione e-commerce è il passaggio del negozio da una piattaforma a un'altra, mantenendo catalogo, clienti, storico ordini e indirizzi delle pagine. Si fa in cinque mosse: inventario di tutto ciò che esiste, mappa degli URL vecchi e nuovi, trasferimento delle informazioni, prove sugli ordini veri, passaggio con reindirizzamenti 301 e controlli nelle settimane successive.

Il punto è che la piattaforma nuova, da sola, non porta con sé quasi niente di ciò che il negozio ha costruito negli anni. Le pagine che Google conosce hanno indirizzi precisi. I clienti hanno un account. Il magazzino riceve gli ordini in un certo modo. Se cambi motore e non sposti anche queste cose, il sito nuovo è bellissimo e vuoto.

Quindi la regola di partenza, quella su cui ti consiglio di non transigere: migrazione e restyling non nello stesso giorno. Se cambi insieme piattaforma, grafica, struttura delle categorie e indirizzi, quando gli ordini calano non sai più di chi è la colpa. Prima si sposta, a parità di struttura. Poi si migliora.

Prima di toccare qualcosa: l'inventario di ciò che il negozio fa oggi

Molte migrazioni andate male hanno la stessa origine: qualcuno ha migrato ciò che vedeva, non ciò che il vecchio sistema faceva in silenzio. Il classico: la sera del passaggio scopri che ogni notte la vecchia piattaforma generava un file per il magazzino, e che quel file lo aspettava un programma di cui nessuno ricordava l'esistenza. Il mattino dopo gli ordini ci sono, ma nessuno prepara le spedizioni.

Fai un inventario scritto, con una riga per ogni funzione e accanto il nome di chi la usa. Deve esserci almeno questo:

  • prodotti, varianti, immagini, categorie, prezzi e, se vendi a imprese, listini per cliente;
  • metodi di pagamento, spedizioni e regole sulle tariffe;
  • email automatiche: conferma ordine, spedizione, carrello abbandonato, reso;
  • collegamenti con gestionale, corriere, contabilità e CRM;
  • codici di tracciamento, feed per i comparatori, pixel pubblicitari;
  • pagine non di vendita: blog, guide, pagine informative che portano visite.

Sui collegamenti fermati più a lungo. Se il negozio parla con il gestionale, la domanda da risolvere prima di scegliere la piattaforma è chi comanda su catalogo, giacenze e ordini: ne abbiamo scritto in integrazione e-commerce gestionale. Una piattaforma che non sa dialogare con il tuo gestionale, o che costringe a pagare un connettore e la sua manutenzione ogni anno, pesa più del canone che hai confrontato.

Migrazione e-commerce e SEO: reindirizzamenti e URL, dove si decide il posizionamento

Il posizionamento non vive nella piattaforma: vive negli indirizzi. Ogni pagina che oggi riceve visite o link da altri siti ha un URL, e se dopo il passaggio quell'URL risponde «pagina non trovata», la sua storia finisce lì. È la parte noiosa, e anche quella che decide se tra tre mesi hai ancora le stesse visite.

La procedura, in ordine:

  1. Raccogli tutti gli URL che contano. Mappa del sito, report di Search Console, statistiche delle visite, log del server. Tieni quelli che portano visite, quelli con link in ingresso e quelli che si posizionano per ricerche utili.
  2. Scrivi accanto a ognuno l'indirizzo nuovo. Un file con due colonne: vecchio e nuovo. Prodotto per prodotto, categoria per categoria.
  3. Dove puoi, conserva gli stessi URL. Molte piattaforme permettono di impostare la struttura degli indirizzi. Se l'indirizzo non cambia, non c'è niente da reindirizzare, e quindi niente da sbagliare.
  4. Per gli altri, reindirizzamento 301 uno a uno. Dalla vecchia pagina alla pagina nuova equivalente. Non tutto sulla home: Google tende a trattarlo come un errore (soft 404) e chi arriva da un link non trova ciò che cercava.
  5. Evita le catene. Se A rimanda a B e B rimanda a C, il percorso si allunga e aumentano i punti in cui qualcosa può rompersi. Ogni vecchio URL deve arrivare alla destinazione finale in un solo salto.
  6. Per i prodotti eliminati, decidi. Se esiste un sostituto, rimanda lì. Se non esiste, rimanda alla categoria più vicina oppure lascia che la pagina sparisca davvero, con risposta 410 (pagina rimossa) o 404.

Non dimenticare le pagine con filtri e parametri nell'indirizzo, quelle che il sito genera quando ordini per prezzo o scegli un colore. Spesso sono centinaia, qualcuna con link in ingresso. Non serve reindirizzarle tutte: serve sapere quali, e il resto lo lasci chiudere in modo pulito.

Vecchio URLNuovo URLAzione
/prodotti/valvola-xr-200/prodotti/valvola-xr-200Invariato
/categoria.php?id=14/valvole/301
/prodotti/modello-fuori-catalogo/valvole/301 alla categoria

Con un catalogo grande la mappa arriva a migliaia di righe, e costruirla a mano è il lavoro che di solito si sottovaluta. Se rifai il negozio e vuoi che la struttura degli indirizzi sia pensata fin dall'inizio per la SEO, trovi come lavoriamo nella pagina su siti, e-commerce e blog automatico.

Catalogo, clienti e storico ordini: cosa trasferire e come controllarlo

Catalogo e anagrafiche clienti si esportano quasi sempre in file, e lì nasce l'illusione che basti importarli. Non basta. Prima di importare tutto, fai una prova su un campione piccolo: venti prodotti con varianti, dieci clienti diversi, qualche ordine vecchio. Poi guarda a mano il risultato, perché i conteggi tornano anche quando le informazioni sono sbagliate.

Cose che saltano fuori spesso:

  • le varianti (taglia, colore, confezione) arrivano come prodotti separati;
  • i caratteri accentati diventano simboli strani;
  • le immagini restano agganciate al vecchio sito, e quando lo spegni spariscono;
  • le descrizioni portano con sé formattazioni che sulla piattaforma nuova rompono la pagina.

Le password dei clienti, di solito, non si portano dietro: sono conservate in forma cifrata e la piattaforma nuova in genere non sa usarle, salvo che supporti proprio il metodo della vecchia. Verifica prima, e in ogni caso pianifica una email che invita a reimpostarla, scritta bene, perché è il primo contatto del cliente con il sito nuovo. Se vendi a imprese con listini personalizzati, controlla riga per riga che il cliente giusto veda il prezzo giusto: ne parliamo in e-commerce B2B.

Gli ordini storici servono per l'assistenza, i resi e la contabilità. Mantieni la numerazione continua, o almeno conserva una corrispondenza chiara. Se la vecchia piattaforma può restare consultabile per qualche mese, in sola lettura, tienila: ti toglie l'ansia del primo reso su un ordine di due anni fa.

La prova: ordini veri, su ogni percorso, prima del passaggio

Provare non vuol dire cliccare in giro per il sito di prova e dire «sembra a posto». Vuol dire fare ordini, con pagamenti reali o con le modalità di prova del gestore di pagamento, e seguirli fino in fondo. Il giorno in cui un ordine arriva al magazzino senza il codice sconto, o con l'indirizzo di fatturazione al posto di quello di consegna, è meglio che sia un giorno di prova.

Una scaletta minima:

  1. un ordine per ogni metodo di pagamento attivo, compreso il bonifico;
  2. un ordine con spedizione fuori Italia, se la offri;
  3. un ordine con codice sconto e uno con prodotto esaurito;
  4. un rimborso e un reso, fino alla nota di credito;
  5. la verifica che l'ordine compaia nel gestionale, con importi, IVA e indirizzi corretti;
  6. la lettura di tutte le email automatiche, dal telefono, come le leggerebbe un cliente.

Se il percorso dall'ordine al gestionale, al corriere e al CRM è fatto a mano, la migrazione è l'occasione per smettere: nell'articolo sull'automazione degli ordini e-commerce trovi il flusso completo. Ma rispetta l'ordine: prima fai funzionare il flusso com'è, poi lo automatizzi. Cambiare due cose insieme è lo stesso errore del restyling.

Prova anche gli indirizzi. Prendi la mappa dei reindirizzamenti e verifica, con uno strumento che segue i salti, che ogni vecchio URL arrivi alla pagina giusta con risposta 301 e senza passaggi intermedi. Un campione non basta: controllali tutti.

Il giorno del passaggio e le settimane dopo

Evita saldi, campagne e periodi di punta: se qualcosa va storto, il costo cresce con gli ordini che stai ricevendo. Meglio una settimana tranquilla, con in azienda una persona che può decidere e un tecnico raggiungibile.

Qualche giorno prima abbassa il TTL del DNS del dominio, così il cambio di server si propaga in fretta. Nelle ore del passaggio, blocca le modifiche al catalogo sul vecchio sistema e annota gli ordini che arrivano nel frattempo, per non perderne nessuno. Appena il sito nuovo è online, carica la nuova mappa del sito e controlla che non sia rimasto attivo il blocco all'indicizzazione della fase di prova (il noindex o il blocco nel robots.txt): succede più spesso di quanto si ammetta, ed è il modo più rapido per sparire da Google.

Poi comincia la sorveglianza. Per le prime settimane guarda ogni giorno:

  • gli errori di pagina non trovata, in Search Console e nei log del server;
  • le pagine indicizzate rispetto a quelle attese;
  • gli ordini per canale, confrontati con lo stesso periodo di prima;
  • le segnalazioni dei clienti e i ticket di assistenza.

Una piccola oscillazione delle posizioni dopo un cambio di piattaforma è normale, e nessuno serio ti può promettere il contrario. Quello che conta è che le pagine più importanti tornino dove erano e che le curve degli ordini non restino sotto a lungo. Se una categoria crolla e le altre no, quasi sempre c'è un reindirizzamento sbagliato: apri la mappa e vai a vedere.

Esporta dal negozio attuale l'elenco delle pagine che ricevono visite e scrivi accanto a ciascuna dove andrà a finire. Se non riesci a completare quella colonna, la piattaforma nuova non è ancora pronta a ricevere il tuo negozio.

Domande frequenti

Si può fare una migrazione e-commerce senza perdere posizionamento?

Nessuno può garantirlo, ma si riduce molto il rischio conservando gli stessi URL dove possibile e usando reindirizzamenti 301 uno a uno per gli altri. Una piccola oscillazione temporanea è normale: va tenuta sotto controllo per qualche settimana.

Quando conviene non migrare il negozio?

Nei periodi di punta, come saldi e campagne, e quando non hai ancora l'inventario completo di ciò che la vecchia piattaforma fa. Meglio una settimana tranquilla, con qualcuno che può decidere subito.

Le password dei clienti si possono portare sulla nuova piattaforma?

Di solito no: sono conservate in forma cifrata e la piattaforma nuova in genere non sa usarle, salvo che supporti lo stesso metodo. Si prepara una email che invita i clienti a reimpostarle al primo accesso.

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